«E vide, e credette»
Nel giorno di Pasqua la liturgia ci conduce al cuore della fede cristiana: non un’idea, ma un evento. Le letture che ascoltiamo oggi ci invitano a entrare nel dinamismo della risurrezione, che nasce dentro la storia concreta di Gesù e si apre come promessa per ogni uomo.
Nella prima lettura, Pietro prende la parola e ripercorre la vicenda di Gesù: il bene compiuto, la croce subita, la risurrezione donata dal Padre. Non si tratta di un racconto lontano, ma di una testimonianza viva: «noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione». La fede nasce da qui, dall’incontro con il Risorto, e diventa responsabilità di annuncio.
Il salmo fa risuonare la gioia di questo giorno: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore». Ciò che era stato scartato diventa fondamento, e la morte si apre alla vita.
La seconda lettura ci spinge oltre: se Cristo è risorto, allora anche la nostra vita è coinvolta. Non si tratta solo di guardare in alto, ma di vivere già ora secondo una logica nuova, nascosta ma reale, che orienta pensieri, scelte e relazioni.
Il Vangelo ci riporta all’alba del primo giorno: è ancora buio, eppure qualcosa è già accaduto. Il sepolcro è vuoto, i segni sono discreti ma eloquenti. Pietro osserva, il discepolo amato vede e crede: tra questi due sguardi si apre anche il nostro cammino, chiamato a passare dai segni alla fede.
Pasqua è questo passaggio: dal buio alla luce, dalla morte alla vita, dalla paura alla fede. Accogliere queste letture significa lasciarsi raggiungere da una presenza che trasforma e apre il futuro.