Luce e sale della terra.
Le letture della V Domenica del Tempo Ordinario ruotano attorno a un’imma gine potente e concreta: la luce che nasce da una vita donata. Non una luce teorica o astratta, ma una luminosità che prende forma nelle scelte quotidia ne di giustizia, misericordia e coerenza. Nella prima lettura il profeta Isaia smaschera ogni religiosità ridotta a rito este riore. Il digiuno gradito a Dio non è separato dalla vita, ma passa attraverso gesti molto concreti: condividere il pane con l’affamato, accogliere chi è nel bisogno, non voltarsi dall’altra parte di fronte alla sofferenza. È qui che acca de la promessa: la luce sorge come l’aurora, le tenebre si trasformano in pie no giorno. La relazione con Dio si rende visibile nella responsabilità verso l’al tro. Il Salmo responsoriale descrive il volto del giusto come quello di una persona salda, generosa, capace di fidarsi. Anche qui ritorna l’immagine della luce che brilla nelle tenebre: una luce discreta ma stabile, che nasce dalla fedeltà e dalla condivisione. San Paolo, nella seconda lettura, richiama l’essenziale della fede cristiana. Al centro non c’è l’abilità umana né l’eleganza del discorso, ma Gesù Cristo cro cifisso. La forza dell’annuncio non sta nella sapienza del mondo, bensì nella potenza di Dio che si manifesta nella debolezza. La fede, così, non si appog gia su sicurezze umane, ma sull’azione dello Spirito. Nel Vangelo Gesù affida ai discepoli una responsabilità esigente e affascinan te: essere sale della terra e luce del mondo. Non per mettersi in mostra, ma perché le opere buone parlino e conducano alla gloria del Padre. La luce non è per essere nascosta: è chiamata a illuminare, trasformare, dare sapore alla storia.