«Voi, chi dite che io sia?»
La Parola di Dio di questa domenica ci invita a riconoscere che ogni autorità autentica non è un privilegio da difendere, ma un servizio ricevuto e una responsabilità da vivere.
Nella prima lettura, il profeta Isaia annuncia la destituzione di Sebna e la chiamata di Eliakìm. Sulla sua spalla sarà posta «la chiave della casa di Davide»: egli dovrà diventare come un padre per il popolo e un sostegno saldo per la comunità. Dio affida un compito, ma domanda fedeltà, cura e disponibilità a servire.
Il salmo dà voce alla gratitudine dell’uomo che ha sperimentato la vicinanza del Signore. Dio è grande, eppure guarda verso l’umile; ascolta chi lo invoca e non abbandona l’opera delle sue mani. La sua grandezza non lo rende lontano, ma si manifesta nella misericordia con cui accompagna ciascuno.
Nella seconda lettura, san Paolo contempla con stupore la profondità della sapienza di Dio. Il suo disegno supera i nostri pensieri e non può essere racchiuso nei nostri giudizi. Tutto viene da lui, esiste per mezzo di lui e ritorna a lui. Davanti al mistero, il credente non rinuncia a comprendere, ma riconosce con umiltà che Dio è sempre più grande.
Nel Vangelo, Gesù conduce i discepoli alla domanda decisiva: «Voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Non ripete ciò che dice la gente, ma si lascia coinvolgere personalmente. Gesù gli affida allora le chiavi del Regno e lo chiama a essere pietra per la Chiesa. Anche a noi è rivolta la stessa domanda. La fede non consiste soltanto nel conoscere qualcosa su Gesù, ma nel riconoscerlo, affidarsi a lui e permettergli di edificare la nostra vita come luogo di comunione e speranza.