Beati i poveri in spirito.
La Liturgia della Parola di questa IV domenica del Tempo Ordinario ci conduce al cuore del messaggio evangelico e ci rivela il modo sorprendente con cui Dio guarda la storia e l’umanità. Le letture ci aiutano a comprendere che il Regno di Dio non si fonda sulla forza, sul potere o sul successo, ma sull’umiltà, sulla fiducia e sull’abbandono a lui.
Nella prima lettura, il profeta Sofonia annuncia la promessa di un “resto”, un popolo umile e povero che confida nel nome del Signore. È un popolo che cerca la giustizia, rifugge la menzogna e vive nella semplicità del cuore. Non si tratta solo di povertà materiale, ma di un atteggiamento interiore: riconoscersi bisognosi di Dio e disponibili alla sua volontà. A questo popolo il Signore promette protezione, pace e sicurezza.
Il Salmo responsoriale raccoglie questa promessa e la trasforma in lode: il Signore rimane fedele per sempre, rende giustizia agli oppressi, sostiene l’orfano e la vedova, rialza chi è caduto. È il volto di un Dio che regna prendendosi cura dei piccoli e degli ultimi.
Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo ci invita a rileggere la nostra stessa chiamata alla luce di questa logica divina: Dio sceglie ciò che è debole, ciò che è disprezzato e ciò che non conta agli occhi del mondo per manifestare la sua potenza e la sua grazia. In Cristo Gesù tutto diventa dono, perché nessuno possa vantarsi se non nel Signore.
Nel Vangelo, Gesù proclama le Beatitudini: non semplici esortazioni morali, ma l’annuncio di una felicità nuova. Esse delineano il volto dei discepoli e dei cittadini del Regno: poveri in spirito, miti, misericordiosi, affamati di giustizia, operatori di pace. In loro si compie la promessa di Dio e si apre la via alla vera gioia, che nasce dalla comunione con lui e conduce al Regno dei cieli.