«La vigna affidata alle nostre mani»
Una vigna curata con amore, dalla quale si attendono frutti buoni: è l’immagine che apre le letture di questa domenica.
Il profeta Isaia racconta tutto ciò che il proprietario ha fatto per la sua vigna, preparando il terreno e piantando viti pregiate. Eppure, al tempo della vendemmia, trova soltanto acini acerbi. Dietro questa delusione c’è la domanda di Dio al suo popolo: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna?». Si aspettava giustizia, ma ha udito il grido degli oppressi.
Nel salmo, la vigna diventa la voce di un popolo ferito, che chiede a Dio di tornare a visitarla e proteggerla: «Fa’ che ritorniamo, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi». È una preghiera che riconosce il bisogno di lui per ritrovare la strada e ricominciare a portare frutto.
San Paolo ci invita a rivolgere il pensiero a ciò che è vero, giusto, puro e amabile, e soprattutto a metterlo in pratica. La pace di Dio custodirà il nostro cuore mentre impariamo a vivere così. I frutti attesi dal Signore prendono forma nelle nostre scelte e nelle relazioni di ogni giorno.
Nel Vangelo Gesù riprende l’immagine della vigna, ma sposta l’attenzione sui contadini ai quali è stata affidata. Essi vogliono tenere per sé il raccolto e arrivano a uccidere il figlio del proprietario. La vigna, però, non appartiene loro. Anche a noi sono affidati doni, relazioni e responsabilità: possiamo custodirli e farli fruttare, oppure comportarci come se fossero una proprietà da difendere. Gesù, il Figlio rifiutato, diventa la pietra d’angolo di una vita nuova. Su di lui possiamo tornare a costruire, perché la vigna affidata alle nostre mani porti frutti di giustizia e di pace.