«Gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi»
Le letture di questa domenica ci invitano ad accogliere una logica diversa dalla nostra: quella della bontà di Dio, che supera i nostri calcoli e non distribuisce il suo amore secondo i meriti. Egli chiama ogni uomo, non esclude nessuno e offre sempre la possibilità di un nuovo inizio.
Il profeta Isaia esorta a cercare il Signore mentre si fa vicino e a ritornare a lui con fiducia, perché è un Dio che «largamente perdona». I suoi pensieri e le sue vie sovrastano i nostri: non perché egli sia distante, ma perché la sua misericordia è infinitamente più grande delle nostre ristrette misure.
Il salmo celebra questa grandezza che si manifesta nella tenerezza. Il Signore è misericordioso e paziente, buono verso tutti e vicino a chiunque lo invochi con sincerità. Nessuna creatura rimane esclusa dal suo sguardo e dal suo amore.
San Paolo rivela il centro della propria esistenza: «Per me il vivere è Cristo». Anche il desiderio di essere definitivamente con il Signore non gli fa dimenticare i fratelli. Se rimane in vita, è per continuare a lavorare con frutto al loro servizio. L’incontro con Cristo non lo ripiega su sé stesso, ma rende la sua vita un dono.
Nel Vangelo, Gesù ci rivela una bontà che oltrepassa la rigida logica del merito e della ricompensa. Anche noi rischiamo di trasformare la fede in una contabilità, confrontando il nostro impegno con quello degli altri e diventando incapaci di gioire del bene che ricevono. Tutto, invece, è grazia: essere chiamati dal Signore non è un privilegio da rivendicare, ma il dono di lavorare con lui e di condividere la sua gioia ogni volta che un fratello viene raggiunto dalla sua misericordia.