Questi è il Figlio mio, l’amato.
Con la festa del Battesimo del Signore la Chiesa conclude il tempo di Natale e apre il cammino del tempo ordinario, contemplando l’inizio della vita pubblica di Gesù. Sulle rive del Giordano si manifesta il mistero di Dio che entra nella storia: Gesù, il Figlio amato, si immerge nelle acque condividendo fino in fondo la condizione dell’uomo e inaugurando un tempo nuovo di salvezza.
La Prima Lettura, tratta dal profeta Isaia, ci presenta la figura del Servo del Signore, l’eletto sul quale riposa lo Spirito. È un servo mite e fedele, che non spezza la canna incrinata e non spegne lo stoppino dalla fiamma smorta, ma porta il diritto e la giustizia con la forza dell’amore. Egli è luce delle nazioni, chiamato a liberare chi vive nelle tenebre e nella prigionia: un ritratto che trova il suo pieno compimento in Gesù.
Il Salmo responsoriale ci invita a riconoscere la voce potente del Signore che risuona sulle acque. È una voce di gloria e di forza, che benedice il suo popolo e gli dona la pace. Le acque diventano così luogo di rivelazione e di benedizione, anticipando il segno del Giordano.
Nella Seconda Lettura, dagli Atti degli Apostoli, Pietro proclama che Dio non fa preferenze di persone e annuncia Gesù di Nazaret come il consacrato in Spirito Santo e potenza. Egli passa nel mondo facendo il bene e sanando, perché Dio è con lui: è il cuore del messaggio cristiano, aperto a tutti i popoli.
Nel Vangelo, infine, contempliamo l’evento centrale della festa: Gesù si fa battezzare da Giovanni, i cieli si aprono, lo Spirito scende come una colomba e la voce del Padre lo proclama Figlio amato. In questa rivelazione è illuminato anche il nostro battesimo: immersi in Cristo, siamo chiamati ad ascoltarlo e a vivere ogni giorno come figli amati del Padre