Abitare la luce, diventare figli.
La II Domenica dopo Natale ci invita a sostare ancora davanti al mistero dell’Incarnazione, lasciandoci guidare dalla Parola verso una comprensione più profonda di ciò che abbiamo celebrato nei giorni santi. Non si tratta solo di ricordare un evento passato, ma di riconoscere una presenza viva che continua ad abitare la storia e l’esistenza di ogni persona.
La prima lettura presenta la Sapienza di Dio come una realtà viva, che non resta lontana ma sceglie di piantare la sua tenda in mezzo al popolo. È un’immagine forte e concreta: Dio prende dimora, mette radici, condivide lo spazio della vita umana. La Sapienza non si impone, ma si offre come compagnia, come guida capace di dare senso e stabilità al cammino di ciascuno.
Il salmo responsoriale riprende questo tema con il linguaggio della lode: la Parola di Dio corre veloce sulla terra, porta pace, nutre e custodisce. È una Parola efficace, che costruisce comunione e apre orizzonti di speranza, ricordando che Dio continua a parlare e ad agire dentro le vicende concrete del mondo.
Nella seconda lettura, l’apostolo Paolo allarga lo sguardo sul disegno eterno di Dio: in Cristo siamo stati scelti e destinati a diventare figli. Non per merito, ma per grazia. Questa consapevolezza illumina l’identità profonda di ogni credente e invita tutti a vivere con gratitudine, fiducia e responsabilità la propria vocazione.
Il Vangelo culmina nel grande annuncio: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. In Gesù, Dio si rende visibile, accessibile, vicino. Accoglierlo significa entrare nella luce, lasciarsi trasformare e scoprire la gioia di essere figli, chiamati a testimoniare, con la vita, la grazia ricevuta.