Una sorgente che zampilla per la vita eterna.
La liturgia di questa terza domenica di Quaresima ci pone davanti a una delle esperienze più profonde della vita umana: la sete. Non solo la sete fisica, ma quella del cuore, il desiderio di senso, di verità, di amore e di Dio.
Nella prima lettura, il popolo d’Israele attraversa il deserto e sperimenta la mancanza d’acqua. La sete diventa motivo di protesta e di dubbio: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?». Proprio in quel luogo di prova e di mormorazione, Dio interviene e fa scaturire l’acqua dalla roccia, mostrando la sua fedeltà anche quando il popolo fatica a fidarsi.
Il salmo responsoriale riprende questo episodio e invita ad ascoltare oggi la voce del Signore, senza indurire il cuore come nel deserto.
Nella seconda lettura, san Paolo ricorda che, giustificati per la fede, siamo in pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. La speranza cristiana non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo; un amore che si è manifestato pienamente nel dono della vita di Cristo per noi.
Il Vangelo ci conduce a un pozzo, dove Gesù incontra una donna samaritana. È un dialogo che parte da una richiesta semplice – «Dammi da bere» – e diventa una rivelazione profonda. Gesù parla di un’acqua diversa, un’acqua che non solo disseta per un momento, ma diventa sorgente di vita eterna. La donna samaritana rappresenta ogni uomo e ogni donna che porta nel cuore una sete profonda. Gesù non la giudica, ma la incontra nella verità della sua vita e le apre un cammino nuovo. Da persona in ricerca diventa testimone: lascia l’anfora e corre ad annunciare agli altri l’incontro che ha cambiato la sua vita.