«La croce e la gloria»
I testi di questa domenica sono tutti riferiti alla Passione del Signore. Nel terzo canto del Servo (Isaia 50,4-7, prima lettura), compare una misteriosa figura profetica, di cui non si fa il nome, il Servo del Signore, che si è lasciata forare l’orecchio dalla parola ascoltata. Il profeta/servo non ha ricevuto da Dio una parola semplicemente da riferire, in modo neutrale, al popolo. Egli si è lasciato interpellare profondamente dalla parola accolta, sino a lasciarsi forare l’orecchio da un’obbedienza totale. Quando un servo riceveva la libertà, scaduti i termini della sua servitù, nell’anno del condono, se non voleva andarsene, il padrone gli bucava il lobo dell’orecchio contro la porta di casa, come segno di un’obbedienza che non sarebbe più venuta meno, e quegli rimaneva servo per sempre (Dt 15,12-18). L’orecchio bucato è il segno dell’obbedienza, che presta ascolto totale, nella disponibilità piena della propria vita e del proprio corpo, offerti volontariamente, come recita il Salmo 40, in remota allusione al mistero dell’incarnazione: “Sacrificio e offerta non gradisci, ma un corpo mi hai preparato. L’orecchio mi hai forato, allora ho detto: ecco io vengo a fare la tua volontà. La tua legge è nel profondo del mio cuore”. Il gesto di obbedienza conduce il servo al massimo del disprezzo e della violenza subiti per amore, nella piena fiducia nel Dio, al quale si è affidato.
Nella seconda lettura (Filippesi 2,6-11), Paolo riferisce tutto questo alla vicenda di Gesù, riassunta nella breve descrizione di un movimento.