Passeggiata della Memoria in alcuni dei luoghi simbolo del sacrificio di don Aldo Mei. Ritrovo dei partecipanti alle ore 20.30 in Piazza San Francesco e saluti istituzionali; alle ore 21.00 partenza della passeggiata con soste alla chiesa della Santissima Trinità (Via Elisa), alla Pia Casa (Via Santa Chiara) ed in Via Brunero Paoli con conclusione e deposizione corona al cippo di don Aldo Mei (Porta Elisa). Durante le soste, letture a cura di Giorgio Nieri, Daniele Giusti, Niccolò Ragghianti, Sofia Cassarà, Allegra Bocci, Nadia Niccheri e Lucia Pollastrini, coordinati da Miriam Iacopi, dell’Associazione Teatrale Nando Guarnieri. Letture accompagnate da musiche della violinista Matilde Silicani del Conservatorio di Musica Luigi Boccherini. I testi sono stati curati da Emmanuel Pesi, ISREC Lucca.
Il 4 agosto 1944 alle ore 22.00, sugli spalti delle Mura di Lucca a Porta Elisa, don Aldo Mei viene fucilato da un plotone della Wehrmacht e sepolto nella fossa che egli stesso era stato costretto a scavarsi. Don Aldo Mei, nato a Ruota di Capannori nel 1912, entrato in seminario a 14 anni, era stato consacrato sacerdote nel 1935. Parroco di Fiano (Pescaglia), un piccolo paese sui colli tra la Val Pedogna e la Freddana, il 2 agosto 1944 è arrestato dai tedeschi, in seguito a una delazione che lo denuncia come vicino alle formazioni partigiane operanti nella zona. Ristretto nella Pia Casa in via Santa Chiara a Lucca, sottoposto immediatamente a un processo sommario, il giovane sacerdote è condannato a morte. A nulla valgono gli sforzi dell'Arcivescovo di Lucca, mons. Torrini. "Muoio travolto dalla tenebrosa bufera dell'odio, io che non ho voluto vivere che per l'amore! Deus Charitas est e Dio non muore. Non muore l'amore! Muoio pregando per coloro stessi che mi uccidono. Ho già sofferto un poco per loro... È l'ora del grande perdono di Dio! Desidero aver misericordia: per questo abbraccio l'intero mondo rovinato dal peccato - in uno spirituale abbraccio di misericordia. Che il Signore accetti il sacrificio di questa piccola insignificante vita di riparazione di tanti peccati" (scritto a lapis, poco prima di morire, sulle pagine bianche della copertina del breviario). Ricordare oggi, a 81 anni di distanza, il sacrificio di Don Aldo Mei, non significa solo avere memoria del nostro passato. È infatti attraverso la comprensione e la conoscenza di quello che è stato che è possibile capire il presente, ed essere sempre vigili contro la guerra, il razzismo, la sopraffazione, l’intolleranza, la violenza.
Ricordiamo don Aldo Mei con le parole di don Arturo Paoli, in un suo “Discorso su don Aldo Mei, ai giovani” nel settembre 2003
Davanti a persone come don Aldo Mei, davanti ai sacrifici del passato, ci domandiamo dei risultati. Risultati sì, ma lentamente [...] Avrebbe potuto produrre libertà, avrebbe potuto produrre cose migliori, qualcuno dice che quello che è successo è un male peggiore. Io dico che non è vero. La storia va avanti così, dolorosamente: nessuno di voi giovani vedrà un mondo paradisiaco, un mondo di assoluta pace; un mondo dove non c’è più bisogno di offrire la propria vita, non potrà esistere; il mondo ci provocherà sempre, la storia ci provocherà sempre, ci metteranno davanti sempre a una scelta, a una scelta di essere altruista oppure di essere conservatore, di approfittare del presente, di essere di quelli che dicono: «che mi importa se uno muore, se gli altri soffrono. Io voglio godere il mio spazio di vita».
Sarà sempre così. […] La storia presenterà sempre all’umanità, sempre, sempre, non illudetevi, sempre questa alternativa, o di impegnarsi per cambiare, per salvare gli umili, per trasformare, oppure accettarla com’è. Ve lo dico con l’esperienza dei 90 anni, impegnarsi per questo non vuol dire essere tristi, dire: «guarda lì, ho perso la vita, avrei potuto godermela di più». Non è vero perché io credo che la vera gioia, la vera felicità consiste quando voi abbandonate il proprio io: quando siete capaci di darvi all’altro, di darvi per un ideale, sarà lì la felicità. Vivere è responsabilità. Vivere è essere responsabili. Continuo a dire di lottare perché c’è proprio bisogno di questo.